La "distruzione" dello Stato liberale


Signor Alberti, "Presente e passato" è il titolo della raccolta di suoi articoli pubblicata dall’editore Jo Rezzonico in occasione dei suoi settant’anni. Cosa intende lei per "presente" e "passato"?

"Intendo qualcosa che in effetti non esiste se non quale prodotto dell’immaginario collettivo o dell’immaginazione del singolo individuo. La percezione del presente e del passato differisce da persona a persona ed è diversa negli innumerevoli ambiti collettivi e sociali."

Allora ogni persona, così come ogni Stato, nazione, o civiltà si costruiscono il loro presente e scrivono del loro passato tenendo conto, oltre che del vissuto soggettivo, del proprio interesse materiale e, quando si parla di religioni e di partiti, anche della tensione etica e spirituale?

"Per principio e purtroppo le cose oggi stanno così."

Perché "purtroppo"? Non è frutto della libertà di pensiero la costruzione interiore o diffusa nella società di una immagine del presente e del passato individuale o collettiva?

"Se fosse veramente frutto della libertà di pensiero e un prodotto della ragione del singolo sarebbe tutto perfetto e vivremmo in un mondo migliore. Purtroppo la costruzione del presente e del passato è delegata dai singoli, sia per comodità, sia per desiderio istintivo d’origine animale di aggregazione e di accettazione acritica di idee dominanti nel momento, a dei manipolatori della realtà e dell’opinione pubblica che non tengono conto dell’interesse e del benessere del singolo individuo e di conseguenza pregiudicano l’essenza e la stessa legittimità dello Stato democratico."

Quali sono gli esempi concreti di manipolazione da lei percepiti come tali?

"Un esempio di pensiero manipolato, che tutt’ora non viene ancora percepito nella sua dimensione negativa, ha quale obiettivo ed effetto la distruzione sistematica dello stato liberale, costruito nell’ottocento e nella prima metà del novecento. E’ in atto da alcuni anni la demolizione di un edificio architettonicamente affascinante e geniale, costruito in passato con grande impegno, fatica e sofferenza. Il tragico, o se vogliamo il comico della situazione, è che a distruggerlo questo istituto quasi perfetto, che si è ben difeso ai tempi delle minacce dei totalitarismi, sono le stesse persone che affermano di ispirarsi ai principi di coloro che questo Stato liberale lo hanno costruito e che, malgrado quello che stanno facendo, si autoproclamano ancora liberali."

Non le sembrano affermazioni esagerate ed estreme? Chi ha interesse oggi a distruggere lo Stato liberale quando tutti dichiarano di ispirarsi a principi liberali?

"Le frasi si scrivono rendendole intense ed efficaci a seconda delle necessità. Se si vuole svegliare un sordo è necessario gridare. Parlare sottovoce non serve a niente. L’interesse a distruggere lo Stato liberale lo ha l’economia da quando si è sganciata dal carattere sociale. La "soziale Marktwirtschaft" o "economia sociale di mercato" ha consolidato un forte ceto medio che fu, ed è ancora oggi, il fondamento su cui si basa lo Stato liberale. Senza ceto medio non esiste lo Stato come noi lo abbiamo avuto dal 1848, ma solo regimi, sia di destra o di sinistra. Quando si prende atto che un "manager" qualsiasi, sia esso agente in una impresa dello Stato, sia esso di una multinazionale, può mettere sulla strada impunemente centinaia o migliaia di lavoratori e che per fare questo riceve stipendi da capogiro, si intuisce che sta succedendo qualcosa di molto grave. Direi che si tollera da noi un sistema molto simile ai prodotti del nazifascismo che del resto è stato finanziato ed edificato proprio con l’aiuto determinante dell’economia che temeva il comunismo. Il comportamento antiliberale dell’economia è una costante nella storia"

Oggi non esiste più un pericolo comunista…

"E ciò rende le velleità e le nostalgie nazifasciste e le tentazioni populiste alla Blocher e alla Berlusconi di una parte importante dell’economia ancora più pericolose e rischiose in quanto il freno, o la resistenza di una sinistra comunista o socialista, si è indebolita o più non esiste. In sintesi ciò che l’economia vuole è porre fine al periodo di emancipazione individuale e azzerare le conquiste sociali acquisite con le lotte e il progresso che ci fu dall’illuminismo del diciottesimo secolo alla società radicale e socialdemocratica sviluppatasi fino alla fine del secolo scorso. L’obiettivo dei nuovi conservatori, che hanno saldamente in mano la gestione del capitale e della ricchezza, è di ristabilire un’aristocrazia del denaro per dominare la politica e con essa la società intera. Se ci si guarda intorno siamo già bene avanti e questa tendenza sembra irresistibile. Lo stato di diritto e la forza delle leggi hanno perso l’efficacia e il prestigio di un tempo e trasgredire, per far parte dell’aristocrazia del denaro, lo si paga con punizioni lievissime. Il recente processo di Bancastato ha dimostrato quanto il disprezzo dell’etica e dei beni di un istituto pubblico non suscitano indignazione né nelle giurie dei tribunali penali, né nella popolazione. Nel 1890 un fatto simile ha provocato un colpo di stato liberale e la caduta del governo del Cantone."

L’economia è oggi globale e le sue leggi sono stabilite altrove. Secondo l’opinione corrente questo stato di cose dovrebbe diffondere benessere e ricchezza ovunque. Perché lo si dovrebbe contrastare?

"Velleità di globalizzazione le avevano anche i nazifascisti e i comunisti. Dietro le odierne leggi di mercato c’è un disegno strategico imperiale non difficile da identificare. E’ sempre lo stesso disegno che si ripropone e per meglio identificarlo dovremmo rileggere le pagine di Simone Weil sulle analogie fra impero romano e nazismo o rileggere la storia di Carlo V che nel XVI secolo preconizzava un solo regno mondiale con una sola religione, naturalmente la sua. Oggi le cerchie dominanti dell’economia si sono trovate di fronte l’immensa ricchezza prodotta non più dal lavoro manuale dell’uomo e della donna ma dall’automazione, dalle intelligenze artificiali, dalla robotizzazione e dall’informatizzazione. Invece di umanizzare il lavoro e migliorare lo stato sociale diffuso, tutte le ricchezze prodotte grazie a congegni assemblati dall’intelligenza collettiva sono stati depredati da chi sta al potere nell’impero globalizzato e dai luogotenenti di questo impero che si trovano ovunque. E’ lo stesso percorso storico dei nobili dei tempi bui che per dominare si sono impossessati della terra. I nuovi feudatari per dominarci si sono impossessati di ciò che oggi vale molto di più della terra e sembra vogliono conservare i loro privilegi fino a un nuovo bagno di sangue. Infatti di ridistribuzione della ricchezza nessuno parla. Così come privatizzare non ha mai quale effetto la ridistribuzione di un bene pubblico al pubblico, che ne è proprietario, ma sempre la confluenza del bene e della ricchezza dello Stato nelle mani dei pochi che lo Stato, i suoi beni collettivi, i suoi servizi possono comprarli per aumentare il loro patrimonio privato, le loro rendite e soprattutto il loro potere su chi non ha e che si vede emarginato nella condizione non di cittadino ma di servo e vassallo."

Come si esplicitano qui da noi queste tendenze?

"In particolare con alcune situazioni di fatto non difficili da identificare. L’alleanza stretta fra frange della Chiesa con l’ economia (entrambe hanno lo stesso obiettivo di conseguire una egemonia assoluta) la si constata nello stesso dipartimento finanze, dove l’uomo determinante è un ciellino. Nell’ambito culturale la si ritrova nella presenza spuria di una facoltà di teologia dipendente da uno Stato e da una istituzione straniere nel campus universitario ticinese. Infine la direzione dell’informazione della nostra TV il cui presidente è un banchiere, è lasciata nelle mani e a discrezione di un ciellino. Resta inteso che quando parlo di istituzione religiosa non intendo il pensiero cristiano, che ammiro e rispetto, ma chi usa ed abusa di questo pensiero per ottenere ed esercitare potere. La rotta è quindi ben determinata e tutto il can can che si fa in parlamento e in governo non è che una eco del disegno strategico determinato da precise tendenze ed ideologie che queste persone rappresentano."

Cosa la disturba nell’azione del parlamento e del governo di questo quadriennio che sta per concludersi?

"Il fatto che sono stati assenti, non hanno avuto visioni e non hanno governato ma solo fatto dei banali conti di bottega con lo scopo di svilire lo Stato. In sintesi il tutto è fedele al disegno strategico citato sopra che nega i principi su cui si fonda lo Stato liberale, quelli che stabiliscono concretamente la libertà, la fratellanza e l’uguaglianza."

Cosa si attende dai tre presidenti di partiti e da Silvano Toppi la sera del 21 dicembre nella Sala dei Borghesi di Locarno? Una conferma di quanto lei qui afferma?

"Assolutamente no. Mi aspetto che invece di approfittare dell’evento per fare campagna elettorale, la serata sia un momento di riflessione. Cito, se mi permette, ancora Simone Weil Quella splendida figura ebrea affermava che l’uomo prima di essere e proclamarsi ebreo o cristiano o mussulmano deve essere un uomo. Così i tre presidenti dei partiti storici prima di essere popolari, liberali o socialisti mi attendo che siano fondamentalmente ed appassionatamente degli uomini."

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